PUBLIC ART/SOCIAL ART

La necessità di aprire nuovi varchi di confronto e di relazione tra artista e pubblico ha spinto, in questi ultimi anni, la ricerca verso modalità espressive legate ai nuovi media ed una sperimentazione su linguaggi diversamente strutturati.

La crisi che vive il sistema dell’arte nella sua organizzazione tipica, fondata su circuiti di produzione e fruizione ormai

desueti o insufficienti per la nascita di nuove proposte e modelli culturali, sta di fatto portando alla formazione di nuove consapevolezze da parte degli artisti, soprattutto giovani, legate alle possibilità di arrivare, attraverso il proprio lavoro, a forme di comunicazione estese ad una socialità molteplice solitamente avulsa dal recepire o reperire il dire dell’artista.

L’incombere di problematiche nuove non può lasciare indenne l’universo della formazione artistica. Per questi motivi si rende necessaria la creazione di nuove figure professionali capaci di rapportarsi con quello che nel mondo si determina attraverso i modi della comunicazione dell’arte in nuovi ambiti e contesti.

La Public art non è altro che una parte di questo universo mediatico, parte estremamente interessante perché

attraverso il suo attuarsi definisce un nuovo ruolo per l’artista e la riappropriazione sensibile del vissuto quotidiano da parte dei fruitori dell’opera.

Il termine Public Art, grazie alla sua intrinseca ambiguita', ha assunto sfumature e connotazioni che comprendono una vasta gamma di interventi nel pubblico e con il pubblico, tanto che la critica d'arte anglosassone ha coniato anche altre etichette per circoscriverli,come quelle di community art, social art o di arte come servizio.

Se e' impossibile dare un'univoca definizione di Public Art, e forse poco importante, si possono  tracciare alcuni parametri di riferimento. Il luogo innanzi tutto: un luogo pubblico appartiene alla collettivita', e' accessibile ad una larga maggioranza di persone ed e' aperto a molteplici modi d'uso e di senso. In esso non si assumono ruoli predefiniti che condizionano la visione, come nel Museo. Ma non e' solo questione di luogo, perche', se cosi' fosse, si confonderebbe una possibilita' dell'arte con il design funzionale. Infatti fondamentali sono le funzioni e il ruolo di cui il lavoro intende farsi carico e le modalita' secondo cui instaura un rapporto con il luogo. Si puo' forse dire che un lavoro

ha la possibilita' di essere pubblico quando riesce a comunicare contenuti accessibili alla comunita' alla quale decide di parlare e non si ferma a questioni puramente linguistiche. Il che vuol dire occuparsi del luogo specifico, della sua storia e memoria, del suo senso, recuperando i valori che la gente gli attribuisce o entrando in contatto con chi quel luogo lo vive, in modo indiretto o diretto, agendo sui significati e/o sulla relazione con la comunita' che lo abita. Senza riferirsi necessariamente con il termine luogo ad uno spazio fisicamente verificabile. Detto questo e' niente, perche' dentro a un complesso intreccio di questioni sociali, storiche, politiche, culturali e di vissuto che danno vita a un luogo, le modalita' di lavoro sono infinite. Presuppongono pero' un'idea di fondo di arte come servizio al cittadino, dove non si allude a una questione di pura funzione, a un servizio puramente utilitario, ma a un servizio in quanto utilizzo diverso del luogo anche sul piano simbolico, affettivo, psicologico.

Spostando un poco il problema, nella critica anglosassone l'idea di servizio ha aperto un discorso sulle possibilita' per

l'artista di un inserimento sociale come creatore di servizi, quindi sulla definizione di una figura professionale integrata

in un sistema economico/sociale, e si puo' dire anche culturale, ben piu' ampio rispetto a quello dell'arte. L'idea di un community artist, di un artista che lavora a stretto contatto con una comunita' di utenti, e' effettivamente realizzata attraverso programmi di collaborazione tra artisti e scuole, ospedali, centri per anziani e cosi' via, anche se risposte, problemi e linguaggi andrebbero verificati.

E’ in ogni caso interessante interrogarsi sulle ipotesi per l'arte di assumere un ruolo attivo nelle dinamiche culturali

e sociali della realta' contemporanea, discutere il senso di quello che puo' essere pubblico e relative questioni, dai

rapporti tra etica e estetica alle possibili differenze tra cio' che e' pubblico e cio' che e' sociale, al ripensamento del

proprio ruolo di artista, all'analisi dei margini di intervento e di liberta' nel dialogo con la comunita' e con le istituzioni pubbliche.